Quando Cherasco diventò sabauda?
Il turista che oggi si reca a Cherasco associa quasi automaticamente la storia del luogo a quella della dinastia sabauda. I tanti palazzi barocchi fatti erigere dalle famiglie nobili legate alla corte, la pace del 1631 che pose fine alla guerra del Monferrato, la breve ostensione della Sindone portata dalla corte ritiratasi dalla Torino assediata dalle truppe francesi nel 1706, l’armistizio firmato dai plenipotenziari sabaudi con il giovane generale Napoleone Bonaparte, come tanti altri personaggi ed eventi piccoli e grandi, richiamano il forte e secolare legame di Cherasco con la dinastia sabauda.
Un legame secolare, ma tardivo se confrontato con altre aree del Piemonte occidentale, entrate ben prima nell’orbita della dinastia. Cherasco entrò a far parte dei domìni sabaudi soltanto nel Rinascimento.

Sulla torre di Cherasco una formella in pietra con i gigli di Francia rimanda al periodo degli Orléans o forse degli Angioini
Cherasco viene fondata il 12 novembre 1243 nell’ambito delle politiche di espansione territoriale del Comune di Alba. Presto entra a far parte dei domìni angioini (dinastia francese), ma il 14 marzo 1348 Luchino Visconti si impadronisce del borgo fortificato. Inizia così il rapporto con la dinastia viscontea, che condurrà poi per un lungo periodo Cherasco nell’orbita francese.
Il 29 aprile 1387 Gian Galeazzo Visconti ordina infatti alla comunità di Cherasco di giurare fedeltà a Ludovico duca di Turenna e poi di Orléans (era il fratello minore del re di Francia Carlo VI) e alla propria figlia Valentina, che ha portato in dote allo sposo la contea di Asti. In questo modo Cherasco entra nell’orbita francese.
«I gentiluomini di Asti sono buoni francesi»
Nella contea astigiana, soprattutto dalla seconda metà del Quattrocento, si sviluppa in Asti e nelle altre comunità un sentimento favorevole alla dinastia francese, tanto che un cronista saluzzese nei primi anni del Cinquecento sottolinea come molti «giantilhomini de Ast (…) furono bono fransosi e più presto hanno voluto perdere il loro che renegare el re». D’altra parte la contea rappresenta, per gli Orléans prima e i re di Francia poi, un avamposto fondamentale verso la Lombardia.
Cherasco e Bra, poi, rappresentano due piazzeforti al di fuori dell’“Astesana”, vere enclave inserite fra i territori di altre importanti signorie e per questo sono affidate a funzionari di provata fedeltà.
I cheraschesi catturano il luogotenente imperiale

L'imperatore Carlo V e sua moglie Isabella di Portogallo ritratti da Pietro Paolo Rubens
Una convinta fedeltà alla corona di Francia dimostrata anche da un nutrito gruppo di famiglie cheraschesi che nel 1522 – con Cherasco formalmente ancora francese, ma in quella fase della guerra soggetta alle truppe dell’imperatore Carlo V – catturano il luogotenente imperiale della terra di Cherasco Giovanni Giacomo Aliprandi e lo consegnano al marchese di Saluzzo, importante alleato del re Francesco I di Francia. A dimostrazione della fedeltà che la comunità nutre nei confronti di quest’ultimo, con un gesto dall’alto valore simbolico, i suoi rappresentanti donano al marchese di Saluzzo le chiavi di Cherasco.
1530: Comune e cheraschesi a processo per avere aiutato i francesi
Otto anni dopo, quando è stata ormai firmata la pace di Cambray – che prevede la consegna della contea di Asti all’imperatore –, questa azione costa un pesante processo a carico di tutti quei cheraschesi che a vario titolo avevano partecipato al rapimento del luogotenente imperiale. Così l’8 gennaio 1530 Francesco da Ponte, governatore di Asti, condanna il Comune e decine di cheraschesi a un pesante risarcimento da pagare a favore di Giovanni Giacomo Aliprandi per il grave affronto subito. Fra i condannati figurano gli esponenti di quasi tutte le famiglie eminenti della comunità.
Beatrice di Portogallo, una donna importante per il Piemonte
Così come era avvenuto per il passaggio agli Orléans, concretizzatosi attraverso la dote di Valentina Visconti, anche l’ingresso nei domìni del duca di Savoia avvenne attraverso la mediazione di una donna, Beatrice di Portogallo, una figura un poco dimenticata, ma che nella sua pur breve vita ebbe un ruolo importante nella storia del ducato. Il padre di Beatrice, il re Emanuele di Portogallo, nel 1519 aveva sposato in terze nozze Eleonora d’Austria sorella dell’imperatore Carlo V; un legame consolidato quando nel 1526 Carlo V aveva sposato Isabella, figlia di re Emanuele e sorella di Beatrice. Quindi il matrimonio di Beatrice con Carlo II di Savoia, avvenuto nel 1521, favoriva lo stabile spostamento del ducato verso l’orbita imperiale. Per Beatrice il nemico era il re di Francia Francesco I e l’obiettivo era contrastare gli interessi francesi sullo stato sabaudo e più in generale nell’Italia del Nord.
Beatrice dimostra subito una concretezza maggiore del marito. Mentre infatti Carlo II di Savoia chiede all’imperatore il titolo del tutto onorifico di re di Cipro (isola sotto il controllo veneziano), Beatrice chiede la concessione della contea di Asti, un territorio strategico per l’espansione del ducato nel Piemonte meridionale.

Beatrice di Portogallo, madre del duca di Savoia Emanuele Filiberto
Cherasco decimata dalla guerra e dalla peste
Quando il 3 aprile 1531 l’imperatore Carlo V cede la contea di Asti e il marchesato di Ceva alla cognata Beatrice di Portogallo, duchessa di Savoia, e ai suoi discendenti forse i cheraschesi sperano in una normalizzazione di una situazione drammatica, che a seguito della guerra e della peste aveva visto la popolazione del borgo fortificato ridursi a un terzo.
Il 24 maggio del 1531 Beatrice di Portogallo prende formalmente possesso delle terre assegnatele da Carlo V e riceve il giuramento dei rappresentanti di Cherasco. Il controllo reale su Cherasco da parte dei duchi di Savoia, tuttavia, diventò in breve tempo del tutto virtuale. Già nel 1536 Francesco I invade Savoia e Piemonte e nel 1537 Cherasco viene conquistata da Cesare Fregoso per conto del re di Francia e a distanza di pochi mesi torna sotto il controllo imperiale grazie a un colpo di mano del marchese del Vasto. Intanto l’8 gennaio 1538 muore a Nizza la volitiva Beatrice di Portogallo, pochi giorni dopo aver dato alla luce l’ultimo figlio, Giovanni Maria.
Nel 1542 Ludovico Bolleris, “monsù di Centallo”, riprende la piazzaforte per conto di Francesco I, ma nel 1544 con la pace di Crépy Cherasco dovrebbe essere restituita al duca Carlo II di Savoia, che però non ha la forza di fare valere i propri diritti. Così anche Cherasco, come buona parte dei territori orientali del ducato, finisce sotto il controllo di una guarnigione spagnola.
Cherasco occupata dagli imperiali e assediata dai francesi

Quasi circondata da centri soggetti al re di Francia (che dal 1547 è Enrico II) e presidiata da truppe spagnole perché estremamente importante come caposaldo per i collegamenti imperiali con la Liguria, nella prima metà degli anni cinquanta del Cinquecento Cherasco è oggetto di assalti francesi. Una serie di attacchi si susseguono: il 22 gennaio 1551, il 21 aprile 1552, mentre il 1553 registra alcune incursioni condotte dal maresciallo Charles de Cossè de Brissac. I tentativi però non vanno a buon fine.
Il 1553 è anche l’anno in cui il principe di Piemonte Emanuele Filiberto succede al padre Carlo II, ma il nuovo duca, impegnato nelle campagne dell’esercito ispano-imperiale soprattutto nelle Fiandre, quasi mai è presente nei propri domìni, che peraltro sono occupati da truppe francesi o imperiali.
Cherasco saccheggiata per tre giorni
Prima che il duca Emanuele Filiberto possa entrare in possesso delle sue terre e governarle effettivamente, Cherasco dovrà passare attraverso un’altra durissima prova. Il 29 aprile 1557, dopo tre giorni di bombardamenti con l’artiglieria, i francesi fanno breccia nelle fortificazioni e prendono il borgo. Iniziano così le giornate più nere della storia cheraschese. Il maresciallo de Brissac per punire i cheraschesi che hanno osato resistere concede ai propri soldati il diritto di saccheggio totale per tre giorni e nulla e nessuno venne risparmiato.
Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis segna la fine delle ostilità e la consegna di Cherasco al duca di Savoia. Prima di andarsene le truppe francesi, secondo le clausole del trattato di pace, minano e distruggono ancora un bastione nei pressi del castello.
Il 22 agosto 1560 il duca Emanuele Filiberto conferma gli statuti, i privilegi e le immunità di Cherasco. Forse non a caso “Testa di ferro”, il ricostruttore del ducato che avrebbe spostato la capitale da Chambery a Torino, era l’unico figlio superstite della volitiva Beatrice che aveva ottenuto da Carlo V la contea di Asti.
Diego Lanzardo




