Una strada protetta per il capitano dei Visconti

Proseguendo l’analisi delle opere difensive che caratterizzavano il territorio di Cherasco nel Medioevo, emerge come sul finire del XIV secolo vi fosse una vera e propria ragnatela di strutture che si dipanava sul territorio attraverso l’intreccio di strade «protette», barriere, fossati, fortini in legno, piccoli castelli, torri, dai confini più estremi sino alle porte di Cherasco.

Una rappresentazione delle barriere difensive in legno nel Medioevo in un affresco del Trecento conservato nel Palazzo Pubblico di Siena.

Fossati, barriere e strade «corazzate»

Un insieme di strutture difensive al quale nei primi anni Settanta del Trecento il Comune cheraschese, terra di confine dei domìni viscontei, dedicava particolari attenzioni ed energie. ll fossato esterno alla porta di Narzole era solo il più prossimo al borgo di una serie di fossati attestati nei catasti, negli statuti e negli ordinati. Un secondo, il fossatum vetus superius (il fossato vecchio superiore), si trovava parallelo al primo e probabilmente ad alcune centinaia di metri da questo nella zona degli Airali, mentre un terzo (il fossatum novum) era ancora posto ancora più a sud (probabilmente all’altezza della frazione Corno).

L’attuale strada rettilinea tra Cherasco e Narzole è stata tracciata alla fine del XVIII secolo, nel medioevo il percorso tra i due borghi correva lungo il margine dell’altipiano affacciato sulla valle del Tanaro (le attuali via Vigne e strada Corno).

Il fossatum superius, che correva da est a ovest – tra i due margini dell’altipiano, all’incirca nella zona dove oggi si trova la cappella di San Giacomo – proseguiva poi anche nella scarpata verso il Tanaro, fino ad incrociare la strada che dalla porta di Manzano (alla cima della Salita nuova) conduceva a Costangaresca (il suo tracciato non doveva discostarsi molto dall’attuale strada vecchia di Isorella) e in questo punto di contatto vi era un ponte (il Pontetum) la cui manutenzione era ritenuta importante, tanto da contemplarla specificamente negli statuti.

Un fossato che non possa essere attraversato da soldati e cavalli

E che questi fossati, oltre ad accogliere le acque ad uso irriguo o umano, costituissero dei manufatti con funzione difensiva è dimostrato da una norma degli statuti con cui si dispone di scavare un fosso così ampio che non potesse essere superato da soldati e cavalli. Questo fossato correva in direzione sud-nord sul lato orientale dell’altopiano, lungo la linea ideale oggi passante per via Vigne, il sito del castello e viale Regina Margherita.

Qualche volta i fossati erano affiancati o si intrecciavano con lunghi tratti di palizzata, come ad esempio quelle barieras tres attestate proprio nella zona del Pontetum o quelle da costruirsi fino al fossato superiore, secondo le disposizioni del consiglio comunale.

L’8 aprile 1372 il consiglio maggiore individua i massarii incaricati di sistemare le barrieras esistenti e innalzarne di nuove. Trattandosi di palizzate, si incaricavano i massari di reperire il legname necessario «facendo però il minor danno possibile».

Una strada protetta per il capitano dei Visconti

Ancora un’immagine di un borgo medievale attorniato da palizzate difensive in legno.

Barriere sono presenti non solo nella pianura verso Narzole, il lato più debole delle mura, ma anche in altre zone del territorio comunale, come ad esempio quelle previste a difesa di una via da realizzarsi tra il fiume Stura e la bichocha Fontanarum (Fontane era il nome dell’attuale Roreto), una strada «corazzata» con steccati di legno per collegare un’opera difensiva naturale, il fiume, con un fortino (la bichocha), un manufatto umano anch’esso a scopo difensivo.

Da un ordinato (le delibere del tempo) di pochi giorni successivo si capisce come questa via fortificata avesse un’importanza militare che andava ben al di là della difesa di Cherasco e dei suoi abitanti: l’ordine di realizzarla doveva essere arrivato direttamente dalle autorità viscontee, tanto che il podestà di Bra si presentava personalmente di fronte al Consiglio privato del Comune di Cherasco per garantire la disponibilità dei braidesi a costruire strada e relative opere difensive.

Lo scopo di queste ultime è espresso in modo chiaro nel documento: la via con le barriere di legno deve permettere al capitanues (il comandante militare visconteo) di potersi muovere tra Cherasco e Bra (in entrambe i luoghi si trovava un castello) in piena sicurezza.

Lungo la Stura, sulla destra del fiume, inoltre esistevano altre barriere, forse per rafforzare il potenziale difensivo del fiume e del borgo fortificato esistente a difesa dei mulini (nella zona dove oggi si trova il ponte sulla Stura).

(Le strutture difensive di Cherasco, terza parte)

Diego Lanzardo

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