Gli altri castelli di Cherasco

Gli altri castelli di Cherasco

La “bichocha” di Fontane (Fontane era il nome dell’attuale Roreto), a cui abbiamo accennato nella terza puntata sulle strutture difensive di Cherasco (https://cherascocultura.thebottega.digital/__trashed), richiama un’altra tipologia di manufatti con funzione difensiva che sorgevano a presidio del territorio, edifici diversi tra loro per le caratteristiche strutturali: dai veri e propri castelli alle torri, a “fortini” costruiti con ogni probabilità non in muratura ma in legno.

Sono gli antichi Statuti, seppure in modo indiretto, a disegnare una gerarchia all’interno dei vari fortilizi, indicandoci quelli di maggiore importanza. I legislatori cheraschesi impongono a podestà e vicario di fare prestare giuramento ai custodi dei castelli di Cherasco, Narzole, Cervere e di Santo Stefano del Bosco (dove oggi sorge Castelrosso, ai confini con Salmour) di non arrecare danno agli abitanti e, qualora avessero danneggiato qualcuno, avrebbero dovuto rifonderlo e il Comune si sarebbe trattenuto il “feudum” o il salario dei castellani fino a quando non fosse avvenuto il rimborso. Dunque i punti più importanti della rete difensiva cheraschese, dotati di un castellano fisso stipendiato dal comune, erano i castelli di Cherasco, Narzole, Cervere e Santo Stefano; questi ultimi tre in particolare erano posti ai confini del territorio comunale.

Cherasco visto dalla valle di Stura in un disegno del Cinquecento. A destra: il castello di Santo Stefano del Bosco e Cervere con la sua torre.

Altri fortilizi, posti più all’interno del territorio comunale e presenti a più riprese negli ordinati e nei catasti, dovevano avere un’importanza strategica minore ed erano presidiati soltanto nei periodi di guerra.

Il castello di Narzole

Del castello di Narzole nominato negli statuti si hanno poche informazioni: il “castrum” che a fine Trecento viene citato nei catasti è assai probabilmente lo stesso menzionato nella supplica presentata nel 1337 a re Roberto d’Angiò48 e forse rappresentava l’evoluzione del castello di una famiglia signorile attestato all’inizio del XIII secolo. È inoltre difficile dire se la “turris Narzolearum” esistente nel 1333 sia da identificare con il “castrum” in questione, ridotto in quel momento alla sola torre, o si tratti di un’altra costruzione.

Il castello di Cervere

Il castello di Cervere, posto a 9 chilometri dal borgo, era stato fatto costruire dal comune di Cherasco al tempo della dominazione angioina, quando con la supplica del 1337 aveva ottenuto da re Roberto alcune concessioni. In realtà si trattava di una ricostruzione perché la castellania Cerveriarum è già attestata al momento della fondazione di Cherasco (1243), ma trent’anni dopo, nel 1273, gli Astigiani devastarono il maniero.

La torre di Cervere, l'ultima testimonianza del castello medievale.

«Un primo distacco del territorio di Cervere da Cherasco avvenne con il ritorno degli Angiò: nel 1356 Giovanna di Napoli investì per feudo Corradino de Brayda del castello di Cervere; quest’ultimo però lo cedette nuovamente al comune di Cherasco nel 1366», scrive il professor Francesco Panero. Tuttavia nel 1372 il maniero cerverese è nuovamente sotto il controllo di Corradino, come risulta da una lettera del marchese Francesco d’Este che ordina al podestà di Cherasco di provvedere al pagamento dei 100 fiorini spettanti al de Brayda, anche se questi ha affidato la custodia ad altri. Nel 1397 certamente il castello non era più sotto il controllo del comune di Cherasco, dal quale la località di Cervere si era distaccata.

Il castello di Santo Stefano del Bosco

Altro “castrum” compreso dagli Statuti tra le principali strutture difensive è quello di Santo Stefano, posto al confine sud-occidentale del territorio comunale nell’area dell’attuale Castelrosso, a ridosso del territorio di Salmour e ad oltre una decina di chilometri dal borgo. A seguito della fondazione di Cherasco, questa porzione del territorio cheraschese era stata “portata in dote” al nuovo comune dai signori di Cervere-Sarmatorio che da un paio di secoli esercitavano i loro diritti nell’area e il controllo su alcuni castelli. Tra questi, in un atto di divisione dei beni e dei diritti signorili tra Robaldo e Oberto Morderamo figli di Alberto de Sarmatorio, dal 1128 è attestata l’esistenza di un castello di Santo Stefano del Bosco. Successivamente il fortilizio della signoria entra dunque a far parte del sistema difensivo del neonato comune che ne curerà, tra alti e bassi, la manutenzione e il potenziamento. Nel 1372, ad esempio, viene inviato un “magister” per verificare le opere necessarie per rafforzare quella che viene definita la “turris Sancti Stephani”; nuovi interventi di restauro si rendono necessari meno di un decennio dopo nell’ambito di più generali sistemazioni delle opere difensive.

Del quarto castello, quello fatto costruire dai Visconti ai margini dell’attuale centro storico di Cherasco, tratteremo in una prossima puntata.

(Le strutture difensive di Cherasco, quarta parte)

Diego Lanzardo

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